PDFStampaE-mail

Nota 46

Scritto da Flavio

26 agosto 2011

Cambio treno, ma non mi fermo a Mendrisio, da dove una corriera mi porterebbe a casa. Mi è venuta in mente la collina di Budapest, quella con le fonti termali sotto terra, che a camminarci sopra faceva pensare, alla forza della natura, così vicina. La natura.

Sono partito da dove è nato Le Corbusier. Da quella scritta “Latte questo cemento”, forse la conclusione del viaggio non è ancora arrivata, prima devo ancora fare qualcosa. Prima di entrare in cucina, versarmi un bicchiere di vino rosso e cucinare per gli amici. Prima di ringraziare tutti quanti senza i quali non avrei mai viaggiato, prima di ringraziare tutti quanti ho conosciuto e mi hanno aiutato, prima di ringraziare tutti gli autisti che ho avuto, senza i quali sarebbe stato impossibile andare avanti. Lo farò questa sera. Ora salgo al paese dove sono nato, poco sopra Bellinzona, con le Alpi già schierate nella loro magnificenza.

È così che con una corriera arriva a Gnosca e salgo in una piccola valle, dove ci sono dei pozzi nei quali da ragazzo andavo a rinfrescarmi d’estate. Pozzi di serpenti, di rocce e di storie di streghe. Seguendo per un sentiero ne raggiungo uno, che chiamano al baa, al bagno. Non c’è nessuno, tra poco mi raggiungerà mio fratello. Ma ora sono solo. L’ultima solitudine. Mi spoglio ed entro nell'acqua gelida.

Ho proprio bisogno, per un poco, di mettere la testa sott’acqua.

Cambio treno, ma non mi fermo a Mendrisio, da dove una corriera mi porterebbe a casa. Mi è venuta in mente la collina di Budapest, quella con le fonti termali sotto terra, che a camminarci sopra faceva pensare, alla forza della natura, così vicina. La natura Charles. Sono partito da dove sei nato. Da quella scritta “Latte questo cemento”, forse la conclusione del viaggio non è ancora arrivata, prima devo fare qualcosa. Prima di entrare in cucina, versarmi un bicchiere di vino rosso e preparare da mangiare per gli amici. Prima di ringraziare tutti quanti senza i quali non avrei mai viaggiato, prima di ringraziare tutti quanti ho conosciuto e mi hanno aiutato, prima di ringraziare tutti gli autisti che ho avuto, senza i quali sarebbe stato impossibile andare avanti e prima di ringraziare te, caro Charles, caro giovane Jeanneret, caro Le Corbusier. Lo farò questa sera. Ora salgo al paese dove sono nato, poco sopra Bellinzona, con le Alpi già schierate nella loro magnificenza.

È così che con una corriera arriva a Gnosca e salgo in una piccola valle, dove ci sono dei pozzi nei quali da ragazzo andavo a rinfrescarmi d’estate. Pozzi di serpenti, di rocce e di storie di streghe. Seguendo per un sentiero ne raggiungo uno, che chiamano al ba, al bagno. Non c’è nessuno, tra poco mi raggiungerà mio fratello Angelo. Ma ora sono solo. L’ultima solitudine. Mi spoglio ed entro nell’acqua gelida. Ho proprio bisogno, per un po’, di mettere la testa sott’acqua.

   

PDFStampaE-mail

Nota 45

Scritto da Flavio

24 agosto 2011

Perché Villa Adriana è stata costruita qua? A Tivoli? Non c'è acqua, non ci sono montagne, non c'è relazione con il territorio. Forse un esperto di astroarcheologia mi direbbe che è stata costruita riflettendosi nella volta celeste. Ma io, qua , non me ne accorgo. Allora mi siedo. Sotto uno degli ulivi centenari, le cui radici sembrano una mano appoggiata al suolo. Mi siedo sull'indice. Le Corbusier parlava di mistero. Ed è un mistero avvolto nell'afa. Io qua, proprio non capisco. Non capisco più l'architettura. Mi sembra tutto vuoto. Tutto attesa. Tutto semplice azione e tutto che inevitabilmente scivola, come un ombra, verso la morte. Quando qualcuno muore lascia gli occhi aperti, Villa Adriana mi sembra questo: gli occhi molto aperti fissi nel nulla. E non è che tutto quanto mi metta di buon umore. Anzi, quest'ansia di stupire che s'intravede nelle costruzioni mi sembra molto contemporanea, un linguaggio a cui non ero più abituato.

   

PDFStampaE-mail

Nota 44

Scritto da Flavio

22 agosto 2011

Questa è Napoli! Il mio punto ora è qua. Osservando la città dentro la città m'accorgo che se pensavo, in questo viaggio, di capire qualcosa del mondo e della vita, non è proprio andata così. È successo che mi sono innamorato del mondo e della vita.

Antonia, che stendeva i panni, ha detto che Napoli è Croce e delizia, croce e delizia! Come vorrei impratichirmi per mesi di queste geografie, individuare i sogni della città e raccontarli. Eccessi, tristezze, malinconie, pericoli, gioie, dignità e valori. Tutto mescolato in qualcosa irriproducibile altrove. Mi rendo conto che a Napoli non si può essere stranieri o ospiti, bisogna abitarla, renderla quotidiana. Solo così, può diventare tua.

   

PDFStampaE-mail

Nota 43

Scritto da Flavio

19 agosto 2011

Non è come guardare rovine. Qua non c'è il gioco della ricostruzione del negativo, qua non è osservare quel che il tempo ha salvato. È una città intera, Pompei. Vicoli, stradine, strade, piazze, tuguri, case, palazzi, affreschi, mosaici, capitelli, catene, cani e persone, fermate dal tempo. Una tragedia permette di sopravvivere. Ho capito che bisogna sempre ricominciare. Pompei è l'inizio. Il corpo pietrificato dell'uomo che si difende dalla natura. Penso a Giacobbe contro l'angelo, alla teomachia e attorno una città pietrificata. Ora! E siamo fermi, per sempre.

   

PDFStampaE-mail

Nota 42

Scritto da Flavio

17 agosto 2011

La città è centinaia di palazzi, di piani, di finestre, di appartamenti, di corridoi, di stanze. Bari come Belgrado, Craiova come Baja, Vienna come Istanbul, Wittenberg come Atene. All'interno umanità che cerca d'andare avanti, che cerca risposte, di vivere il tempo. Le risposte sono disparate: terrene, violente, poetiche o divine. Sono tentativi. Ho dovuto sotterrarmi oggi, nella cripta della Basilica a osservare il corpo della Santa Colomba, nella cripta di San Nicola a osservare le relique, nei sotterranei della fortezza sveva ad osservare una ciotola in maiolica bianca del XIV secolo. Le persone pregano in modalità diverse ma l'espressione e l'intensità è la stessa. Cattolici, protestanti, ortodossi e islamici. Pure gli atei pregano, a modo loro. La parola benedizione non è proprietà divina.

   

PDFStampaE-mail

Nota 41

Scritto da Flavio

16 agosto 2011

Arrivo al castello. L'interno è un quadrato con uno scalone su di un lato, 4 palme e un pozzo centrale. Il sole provoca ombre geometriche. Linee che rendono nitidi i confini del mondo reale. Le ombre: finora non ne ho parlato. Determinano direzione, spazio e tempo. Noi viviamo e abbiamo un'ombra. A volte più nitida a volte confusa. A Bari sembra che prendano spazio e decidano di recitare da protagoniste. S'intersecano al mondo e quello che si vede è un connubio tra reale e irreale.

Le ombre: quelle del mondo e le nostre, che inevitabilmente trasportiamo. Certo che in viaggio ci si pensa, si cerca di fare luce sulle zone buie dei nostri pensieri. I pensieri risalgono da profondità e si agganciano al cervello. Così saldamente che non si può fare nulla, se non fermarsi e cercare di sviluppare il tutto: affrontandolo. Perché altrimenti si sprofonda. È così che mi fermo nella tranquillità del palazzo Svevo. Cerco di ordinare ombre.

   

PDFStampaE-mail

Nota 40

Scritto da Flavio

14 agosto 2011

Passo la notte sul ponte a osservare i disegni di Le Corbusier. All’alba si intravedono le montagne dell’Albania. C’è un attimo nel quale il traghetto naviga sulla linea di separazione del giorno e della notte. Poi luce. E capisco che in fin dei conti è evidente: il cemento è un colore, l’architettura un suono, la natura la regola e noi siamo ora a svanire.

Poi Brindisi, l’Italia da risalire.

   

PDFStampaE-mail

Nota 39

Scritto da Flavio

11 agosto 2011

Poi prima di addormentarmi un rumore mi risveglia. La nave, Charles, si attraversa lo Ionio, io e te. Soli. Sai, magari in mare, la notte, quando tutti dormono ci mettiamo a gridare come il vecchio Agamennone ne La Recita di Anghelopulos: Io vengo dalla Ionia! E voi? Da dove venite?

   

Pagina 1 di 6

<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 Succ. > Fine >>