PDFStampaE-mail

Nota 30

Scritto da Flavio

26 luglio 2011

Arrivo sul lungomare in cemento di Istanbul. Sudato, stanco, con zaino e tracolla, e mi siedo a guardare l'orizzonte tremare indistinto nel finire del pomeriggio. Una decina di pescatori danza a pochi metri da me. Danza come metodologia di pesca. Lancia e poi sul cemento inizia un gioco sensuale con il mare: passi veloci a sinistra, avanzate, indietreggiamenti improvvisi, scarti a destra, sempre con il mulinello all'opera a ritmi diversi. Halim, uno di loro, mi chiede se voglio pescare. Gli rispondo che mi basta guardare il mar di Marmara, vengo dalle montagne io. Lui ride e mi porta un tè. Se vuoi pensare devi farlo con un tè, altrimenti non riesce! mi dice.

   

PDFStampaE-mail

Nota 29

Scritto da Flavio

25 luglio 2011

Stamattina con Selim, il portiere dell'albergo, sono sceso in pianura, dove si dipanano i quartieri popolari di Edirne. Che sono strade polverose e costruzioni basse colorate. Costruzioni di materiali vari, legno e mattoni, plastiche e ruggini. Bambini, cani e gatti giocano con bottiglie di plastica vuote. Questo è un aspetto dell'oggi. Un altro aspetto è il dedalo del vecchio centro, con nelle viuzze principali insegne al neon, connessioni wireless, moda parigina e ristoranti. Qua il tempo è quello della contemporaneità, con qualche punta di futuro nei negozi d'elettronica. Ma bastano, di nuovo, pochi passi e nelle traverse si trovano mercati fantasiosi, con carretti di frutta e verdura, polli e oche, vestiti, accendini riempiti manualmente a rischio d'esplosione e c'è chi porta l'annaffiatoio in plastica a farlo riparare con un colorato nastro adesivo. Immancabili venditori di tè e caffè. Marche di sigarette sconosciute. Anche gli odori tra i vari aspetti dell'oggi sono diversi, aromi più forti, più nitidi e altri più eleganti.

   

PDFStampaE-mail

Nota 28

Scritto da Flavio

23 luglio 2011

Il tempo ormai sta diventando uno dei temi principali. Oggi ho passato delle ore all'interno della Selimiye Camii, ad osservare lo scivolare del giorno attraverso il movimento della luce nello spazio.

   

PDFStampaE-mail

Nota 27

Scritto da Flavio

21 luglio 2011

Sembra che Dioniso, dio del vino, fosse di orginine trace. Il vino bulgaro infatti è molto buono. Di sicuro, visto che già nell'Iliade gli achei ne ordinavano ai traci, anche Le Corbusier ne avrà assaporato qualche bicchiere. Comunque sono qua, seduto sul cordolo della rotonda vicino alla stazione di Kazanlak, ad aspettare di partire. Dovrebbe accompagnarmi Lazar.

   

PDFStampaE-mail

Nota 26

Scritto da Flavio

20 luglio 2011

Arrivo a Kazanlak. La città è polverosa, di palazzi dell'epoca comunista ingialliti dal tempo e dall'inquinamento. La piazza centrale ha una forma indefinita e ciò che la contraddistingue è la solitudine.  Essendo giorno di mercato - che intrigò anche Le Corbusier - ci vado; anche perché devo comprare ago e filo per riparare le scarpe che si stanno diluendo sulle strade.

   

PDFStampaE-mail

Nota 25

Scritto da Flavio

18 luglio 2011

Non c'è niente da fare. Ivan, seppure abbia 13 anni, mi continua a battere a scacchi. È il campione scolastico del paese. Mi ha mostrato orgoglioso il certificato. La mattina, appena finito di bere il primo caffè e acceso una sigaretta, mi raggiunge con una scacchiera in legno. Giochiamo al meglio delle cinque partite. Ma ne bastano tre. Una volta quasi ho pareggiato. Giochiamo su una delle centinaia di terrazze che s'aggrappano alle centinaia di case che al loro volta si aggrappano a due delle quattro colline che formano Veliko Tarnovo. Attorno: boschi che coprono montagne. Sotto il fiume Yantra in cui pescatori, alcuni a mani nude, passano la giornata e a sera trasportano il pescato su, ai ristoranti del centro. A dominare la città, capitale degli zar medioevali, la fortezza di Tsarevets.

   

PDFStampaE-mail

Nota 24

Scritto da Flavio

17 luglio 2011

Il giovane Jeanneret scriveva che a Veliko Tarnovo tutto appariva in posa come per un quadro. In un certo modo iniziava a presentarsi per lui il discorso delle proporzioni. Per lui e per me che, sempre più nitidamente, osservo il suo cammino e lo ritrovo.
Caro Le Corbusier, ti sto seguendo!

   

PDFStampaE-mail

Nota 23

Scritto da Flavio

15 luglio 2011

Fuori dal finestrino la Romania lascia il passo alla Bulgaria. Lo fa con il più lungo ponte d'acciaio d'Europa. Attraversa il Danubio da Giurgiu a Ruse. Lo saluto il Danubio. Il fiume maestoso! Non lo vedrò più: lui se ne va a sfociare nel mar Nero, io nel Mediterraneo. È stato un buon compagno di viaggio. Mi ha mostrato meraviglie.

   

Pagina 3 di 6

<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 Succ. > Fine >>