PDFStampaE-mail

Nota 22

Scritto da Flavio

14 luglio 2011

Il centro e la periferia di Bucarest si mescolano continuamente. Non c'è possibilità per l'osservatore di stabilre una regola urbana. A me ricorda il quadro Convergence di Jackson Pollock. Macchie di colore e strutture diverse, apparentemente casuali ma in realtà formate dal tempo e dall'esecuzione dell'uomo. Ci sono costruzioni minuscole e poi monumentali, torri, vicoli stretti e poi piazze mastodontiche. Basta voltarsi e lo sguardo trasporta in un'altra città in un altro luogo, in un altro mondo.

   

PDFStampaE-mail

Nota 21

Scritto da Flavio

13 luglio 2011

Bucarest mi ha fatto male. Realmente. Osservare la capacità di follia che l'uomo trasporta, vederla realizzata fisicamente in un palazzo (Palazzo del Popolo o del Parlamento) è stato un gioco al massacro con la mia positività. Uno ne esce grazie ai sorrisi della gente, grazie all'arrangiarsi quotidiano che nobilita la miseria.  Attorno al mostro il piano regolatore: palazzoni. Che se ci sono migliaia di cani randagi per la città è a causa dell'eliminazione dei giardini e i proprietari li hanno abbandonati, in strada. Così mi racconta Sheila, avvocato del centro.

   

PDFStampaE-mail

Nota 20

Scritto da Flavio

12 luglio 2011

Craiova, Romania. Tappa di transito. Ci arrivo passando dal Portile de Fier, le Porte di Ferro. Che è una gigantesca centrale idroelettrica costruita tra il 1960 e il 1972 dall'allora Jugoslavia e dalla Romania. Un mostro di cemento sulla cui schiena transita la strada che fa da dogana. Cambio paese e fuso orario. Qua la piazza del municipio è affascinante. Con i tetti che riflettono la luce solare e sembrano dei fari. Poi la sera tutti in strada, davanti a televisori, ad assistere al trionfo di un boxeur rumeno. Io finisco pure col partecipare a due matrimoni diversi. Ci vorrebbero ore per raccontarvi solo questo. Ma come scriveva Le Corbusier La mancanza di tempo diviene certamente un fattore attivo per stimolare la creazione, essa provoca intensità, economia e efficacia.

   

PDFStampaE-mail

Nota 19

Scritto da Flavio

11 luglio 2011

Alla stazione dei bus di Negotin, cittadina non lontano dal confine tra Serbia e Romania, credendo che il centro sia a qualche chilometro, come sempre, chiedo una cartina. Quattro seduti ad un tavolo in ferro e plastica sul marciapiede fuori dall'ufficio informazioni - dentro è vuoto - scoppiano a ridere. Uno mi dice È questa la città. Vai sempre dritto e poi torna indietro. Vista la dinamica gli chiedo se hanno una birra. D'altronde lo scriveva anche Le Corbusier nei suoi carnets. Ah, je voudrais bien un bier! E proprio qua a Negotin. Ai quattro la risposta piace è così la birra mi viene offerta.

   

PDFStampaE-mail

Nota di colore

Scritto da Flavio

10 luglio 2010

Da qualche giorno i cani randagi mi osservavano con golosità. Era un rapporto a distanza: platonico. Qualche sguardo interrogativo reciproco e al massimo un abbaiare di circostanza.  Poco fa però uno si è deciso: avvicinandosi. Per tutta la sera mi sono chiesto perché sono uscito con la giacca di pelle marrone, ma quando il randagio si è avvicinato me ne sono rallegrato. Gliel'ho tirata sul muso, per allontanarlo. Lui l'ha catturata. Una decina di secondi di tira-molla-calci e se ne è andato. Tutto finito. Giacca a pezzi. La devo abbandonare. Peccato, da anni mi seguiva nei viaggi. Le volevo mostrare l'Asia, dopo Istanbul. Rimarrà qua, nei Balcani.

   

PDFStampaE-mail

Nota 18

Scritto da Flavio

7 luglio 2011

Belgrado ha carattere. La vita è un'eruzione continua, da mille vulcani, senza distinzione di luogo, senza apparente organizzazione. Se dovessi descriverla lo farei con un elenco: caffè e vento, cibo e mura annerite, automobili e traffico, Danubio e poesia, tacchi e minigonne, occhiali da sole e mercati, salita e discesa, musica pop e sorrisi, passato e futuro, folla e cemento. Tutto mescolato. Se altrove le città erano o gran signore elegantemente truccate o giovinette acqua e sapone, Belgrado porta un trucco aggressivo e pesante. Forse l'unico che ha a disposizione e per questo è reale. Mi affascina e vorrei passarci dei mesi, perché la sensazione è quella del cercatore che immerge il suo setaccio nel fiume e lo potrebbe risollevare con dell'oro.

   

PDFStampaE-mail

Nota 17

Scritto da Flavio

4 luglio 2011

E così arrivo a Baja. La stazione è a un paio di chilometri dal centro. Cammino tra costruzioni colorate di un piano e alberi bassi, in un viale spazzato dal vento. Cosa diceva Le Corbusier? Baja, le strade dritte e acacie dappertutto. È proprio così. Tranquillità aggiungeva. La piazza sembra enorme. Edifici in stile neorinascimentale la contornano, formano tre angoli di un quadrato. Al di là di un muretto, un ramo del Danubio. Salici piangenti s'affacciano in ricerca d'acqua. Il tutto appare d'idilliaco. Compreso le persone che incontro. Ferenc, Jùlia, Zsófia, Ágnès, Veronika, Jim, Endre e Jànos. Tutto è naturale. Potremmo essere in qualunque parte del mondo, in una qualunque piazza popolare. Come scriveva Lagerkvist ne "Il sorriso eterno" - secondo libro di viaggio - Siamo uguali, abbiamo contenuti uguali, solo la forma del vaso è diverso. Forse è proprio così, almeno stasera. Qua, lì, altrove: non cambia niente.

E poi, fuori dal paese, le chiatte sul Danubio e la rigogliosa e primitiva foresta di Gemenc.

   

PDFStampaE-mail

Nota 16

Scritto da Flavio

2 luglio 2011

Dopo avere superato Vac, terminata l'ansa del Danubio, una ragazza mi raggiunge sul retro del battello. Mi chiede perché viaggio solo. Non le rispondo e lei sorridendo mi dice di chiamarsi Anna e che in fin dei conti si viaggia sempre soli. Io penso che forse è l'unico modo per incontrare: la solitudine. E poi non mi sembra questo gran problema. Così fumiamo un paio di sigarette e lei, mentre guardiamo il fiume, mi regala qualche aneddoto sulla vita in Ungheria.

A Budapest arriviamo a notte inoltrata. È come se si aprisse il sipario di un grande teatro. il fiume maestoso entra nella città illuminata; sulle sponde si appoggiano edifici che, come elaborate quinte, finalmente lo incorniciano e gli rendono il meritato onore. Il primo pensiero è che Budapest sia un monumento al Danubio.

   

Pagina 4 di 6

<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 Succ. > Fine >>