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Nota 15

Scritto da Flavio

30 giugno 2011

Da Bratislava me ne sono andato perdendomi nel nord ovest dell'Ungheria. A pomeriggio inoltrato ho raggiunto la stazione di Komarom. Stazione dismessa, con i muri scrostati e una sequenza di casupole appiccicate l'una all'altra senza senso apparente. Martha, l'allegra bigliettaia sessantenne - parlando unicamente ungherese - mi dice che il prossimo treno per Esztergom, meta d'arrivo, sarà fra due ore. Così aspetto. Lei prepara caffè e biscotti e in qualche modo si di discute del più e del meno. A pochi metri dalla stazione il Danubio sul quale galleggia una catena di chiatte. Il treno per Esztergom è una locomotiva a benzina, con 24 posti. Locomotiva e carrozza allo stesso tempo, una sorta di camion appoggiato ai binari. La ruggine è il colore e la velocità è quella di un motorino.

   

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Nota 14

Scritto da Flavio

29 giugno 2011

A Bratislava mi interessava la Rocca. "Come un animale appoggiato alla collina" dicevano gli appunti. Arrivarci dal fiume è spettacolare. Questa fortezza bianca, compatta, come un cubo appoggiato alla montagna, appare invulnerabile. Poi la città, quieta e graziosa. Chissà perché l'immagine che mi sono fatto di Bratislava è quella di una deliziosa pasta nella vetrina di una pasticceria rinomata del centro di Vienna.

   

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Nota 13

Scritto da Flavio

26 giugno 2011

Non puoi fare altro che divertirti a Vienna. Ma è un divertimento sornione più che una risata goliardica. È un sorriso che beffardo si stampa sul tuo viso, com'è stampato sulla città intera. Che non riesci ad appartenergli, è lei che finge, e nel suo labirinto di mura e palazzi bianchi come panna, prima o poi ti ritrovi al punto di partenza. E sembra di sentirlo lo sberleffo della città. E allora cammini, e l'unica cosa che puoi fare è avere male ai muscoli, gli occhi ricolmi d'immagini, la pancia piena e ritrovarti - chissà perché - nella Schwarzenbergstrasse quando eri convinto d'essere nella Werdertorgasse.

   

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Nota 12

Scritto da Flavio

24 giugno 2011

Praga si è occidentalizzata - mi dice Svatomir - basta guardare i cartelloni pubblicitari, le insegne al neon e i turisti per strada per rendersene conto. Tutto il centro è vendita di souvenir e birre, anche estere! - mi dice con orgoglio. A me fa pensare. Il mio primo impatto è stato quello di una città orientalizzata: una città-bazar.

Come una modella in un servizio in posa Praga si concede alle migliaia di sguardi-scatti. Io mi stufo presto, e inizio a fotografare chi fotografa. Poi mi perdo nei dettagli fino a alzare lo sguardo sulle finestre delle case, che come annotava Le Corbusier "bianche, si aprono all'esterno e fanno un delizioso ornamento".

Poi, abbassando lo sguardo ecco la strada, con le sue migliaia di personaggi, con le sue migliaia di storie da raccontare. C'è solo da scegliere.

   

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Nota 11

Scritto da Flavio

23 giugno 2011

Il beton è nel mondo. Ho passsato la sera a rifletterci, nel bar sul tetto dell'hotel di Dresda. Sotto la città, intrappolata dalle vie di comunicazione: il fiume e la ferrovia. Le città cercano disperatamente colore e luce, te ne accorgi quanto sei in alto, la notte, e osservi le illuminazioni che colonizzano lo spazio. Ad una certa ora, quando gli interni degli appartamenti si rabbuiano, rimangono le luci delle trombe delle scale a definire le strutture. E la città diventa ferrovia, fiume e scale: vie di comunicazione. E il beton? Sparisce. Di lui te ne accorgi il giorno, quando non puoi fare altro che domandarti in quale percentuale della sua presenza nel mondo esso raggiunga la bellezza. Ma la notte, il suo ruolo è chiaro: in orizzontale definire geografie, in verticale sostenere le luci, che come stelle, ti fanno immaginare altri mondi. Forse possibili.

   

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Nota 10

Scritto da Flavio

22 giugno 2011

A Dresda sembra che tutto sia stato appoggiato alla terra: semplicemente, come se sia un gioco da ragazzi il costruire e il ricostruire. Perché l'ottanta percento della città era ridotto in macerie, dopo il grande bombardamento del 1945. Con le stesse pietre è stata ricostruita. La guardo senza ritegno, in ogni dettaglio. Ma è l'insieme che è equilibrio, e mi riappacifica.

Domani torno a viaggiare.

   

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Nota 9

Scritto da Flavio

21 giugno 2011

Oggi l'inquieta esperienza del perdersi tra i blocchi di calcestruzzo del Holocaustmahnmal. Mi sembra che sulla piazza si siano pietrificate le urla di dolore, terrore e angoscia. E ci cammino nel mezzo, incrociando bambini che giocano e due anziani che piangono. Mi siedo ai margini del labirinto e lo osservo, senza capirne il perché. In questo sta la magnificenza. Perché non c'è nulla da capire. C'è solo osservare queste urla che, come lapidi, rimangono eterne a ricordarci la follia che ogni uomo trasporta.

   

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Nota 8

Scritto da Flavio

20 giugno 2011

Friedrichshein. Questa è Berlino, una parte almeno, quella un poco dimenticata. Ho trovato una camera in un barcone sulla Sprea. Camera? Meglio dire cabina. Infatti fuori dagli oblò scorre il fiume e tutto beccheggia. A trenta metri dall'attracco quello che resta del muro. Ho deciso di affrontarla al contrario questa città. Niente quartieri alla moda. Sarebbe troppo complesso riuscire a raccontarla in pochi giorni. Quello che posso fare è cercare di fotografarne a parole i luoghi simbolici; una mappatura veloce, come se uno passasse da un territorio sconosciuto e dovesse tracciare delle linee guida per chi poi lo vivrà, fino alla quotidianità.

Dimenticavo: oggi piovigginava e c'era il sole. Luci e ombre, me lo si conceda, dal cielo sopra Berlino.

   

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